Turismo: i riflessi incerti del vaccino

Il vaccino sta suscitando speranza per una ripresa del turismo. Lo scorso mese di febbraio, su proposta della Grecia, si è iniziato a discutere in sede Ue di istituire un passaporto vaccinale valido in tutta Europa per favorire la ripresa dei viaggi all’interno dell’UE, evitando le attuali restrizioni. Quarantene e doppi tamponi scoraggiano la mobilità.
Ipotesi immediatamente abbracciata dai paesi che devono ampie fette del loro Pil all’industria delle vacanze, come Portogallo, Spagna, Malta ed anche Italia.

La Commissione Europea ha avanzato la proposta di istituire il Green Pass europeo, meglio noto con il nome evocativo, ma meno preciso, di passaporto vaccinale. il Parlamento ed il Consiglio Europeo dovrebbero discutere ed approvare il progetto in tempi brevi. 

Il primo stato a mettere in campo una sorta di lasciapassare antiCovid sono state le Seychelles, come riportava il 14 febbraio l’edizione online del quotidiano francese Le Figaro, in un articolo di Jean-Marc De Jaeger et Pierre Morel.  Chi è in grado di dimostrare di aver completato il percorso vaccinale può entrare e circolare senza restrizioni nell’arcipelago dell’Oceano Indiano. Questa opzione tuttavia è al momento riservata ad un  limitato numero di nazioni.

Porto la Valletta

scorcio de La Valletta. Malta è tra i paesi che spingono per il passaporto vaccinale

Un passaporto, tante idee diverse. 

L’idea è apparentemente semplice, ma  la strada per arrivare ad un passaporto vaccinale largamente riconosciuto a livello internazionale è tutta in salita. Anche in Europa.

In primo luogo perché ancora non si sa quali informazioni specifiche conterrà il documento ed i paesi dell’Ue hanno idee diverse al riguardo: ad esempio. Svezia e Danimarca spingono per un  lasciapassare che non riapra non solo le frontiere, ma anche le porte di ristoranti, teatri e stadi. In pratica “un timbro” per tornare alla normalità.

Altri stati sono più prudenti e definiscono premature queste ipotesi che rischiano di creare discriminazioni tra chi ha già ricevuto il vaccino e chi è ancora in attesa di farlo.

Candem town, Londra. Il passaporto vaccinale sarà un lasciapassare per tornare a frequentare ristoranti e luoghi dello shopping?

L’articolo si sofferma anche su un’importante distinzione: la differenza tra in termini “passaporto vaccinale” e “certificato sanitario“. Non basta infatti creare la versione elettronica del vecchio libretto sanitario per tornare a viaggiare .Il certificato di vaccinazione contro il Covid-19 può invece rientrare in un supporto digitale più ampio: uno strumento unico, contenente alcuni dati integrati sulla salute dei viaggiatori  che consentono di dare il via libera in automatico alla circolazione  dei cittadini. C’è chi ritiene vicino il giorno in cui attraverso la semplice scansione di un codice QR sapremo in quali paesi possiamo viaggiare. Ma per far questo, bisogna prima mettersi d’accordo su quali dati inserire nel microcip.    

Certo stona un po’ parlare di passaporto e di ripartenza mentre le vaccinazioni segnano il passo in molte zone del Vecchio Continente.

 

La ripresa del turismo negli Stati Uniti   

In altre parti del mondo, le cose vanno un po’ meglio. Ed è a queste realtà che possiamo guardare per prefigurare scenari futuri. 
E’ il caso degli Usa dove la campagna vaccinale è a buon punto e si registra una riduzione dei contagi. Questa situazione ha favorito dall’inizio del 2021 una ripresa dell’attività alberghiera e della ristorazione : su 379mila nuovi posti di lavoro creati da inizio anno, 355mila riguardano il settore turismo. A trainare la ripartenza sono proprio gli hotel, i ristoranti ed i parchi tematici.
Nonostante questo barlume di speranza per una progressiva riapertura completa entro la prossima estate, il traguardo è ancora lontano.
A raffreddare gli entusiasmi sono proprio gli americani:  anche se la macchina del turismo si sta rimettendo in modo, difficoltà e incertezze sono ancora largamente sotto gli occhi di tutti.
Lo conferma un articolo della giornalista free lance Lauren Sloss apparso il 5 marzo sul New York Times:  anche oltreoceano fare piani per le vacanze continua ad essere tremendamente complicato. Per tanti motivi.

Le tante incognite del vaccino 

Ad oggi la distribuzione dei vaccini è ancora limitata, così come restano ancora incognite sulla loro efficacia nel tempo e sulla loro capacità di prevenire la trasmissione. Del resto, l’attuale andamento dei piani vaccinali nelle varie aree del mondo non consente di fare previsioni attendibili sulla ripresa dei viaggi di piacere o di fenomeni come il turismo congressuale.
Ma anche nella migliore delle ipotesi ,è difficile programmare un viaggio con altre persone , anche conviventi. Infatti sia che si tratti di familiari o di amici sono diverse le tempistiche di somministrazione del vaccino nelle varie fasce della popolazione: genitori e figli potrebbero ricevere il vaccino in periodi diversi, gruppi di coetanei potrebbero venire vaccinati in tempi diversi in base alla professione. Ciò è inevitabile, perché le priorità della campagna vaccinali sono dettate da criteri di protezione delle fasce più deboli della popolazione e di precedenza a chi opera in alcuni settori ritenuti essenziali.

uffizi

Folla alla galleria degli Uffizi di Firenze. Un’immagine diventata insolita


Ma ci sono anche altre variabili da considerare, come il sorgere di nuove varianti del virus e la possibilità di chiusure non prevedibili o di altre limitazioni dettate dall’emergenza sanitaria. Nessuno si azzarda a prenotare una soggiorno a New York o a Firenze, con la prospettiva di trovare tutto chiuso, mangiare in camera e non poter visitare nemmeno un museo o un’attrazione.

 

Cambi e cancellazioni senza costi: una via percorribile? 

In questa fase occorre ragionare una gestione diversa delle prenotazioni per arrivare ad un sistema che non comporti penali per il cliente e non pesi sugli operatori. Facile a dirsi, ma difficile a farsi.
E’ estremamente importante poter gestire in modo agile le cancellazioni o i cambiamenti di programma che si rendono necessari a seguito dell’aggravarsi o semplicemente del modificarsi del quadro epidemiologico.

Le acque limpide del Worthersee

Worthersee in Austria . Anche i tranquilli paesaggi della vicina Carinzia sono off limits


Cosa che non è avvenuta ad esempio con le gite scolastiche ad inizio pandemia, soprattutto per i rimborsi dei biglietti aerei. Una situazione che ha messo in serie difficoltà agenzie turistiche e clienti.
In quest’ottica, rilasciare dei voucher al posto del rimborso è un modo per rimandare il problema, senza affrontarlo alla radice, almeno finché non sarà possibile ipotizzare con relativa certezza, un periodo di utilizzo.

Duomo di Orvieto

Orvieto, il Duomo. Il turismo nelle città d’arte è tra i settori più penalizzati.


E lo stesso dicasi per i cambi di destinazione: zone attualmente al riparo dalla pandemia, potrebbero non esserlo più al momento del viaggio. Così come territori attualmente in lockdown, potrebbero uscirne e tornare fruibili prima della partenza. Oppure la curva dei contagi potrebbe impennarsi in un periodo tradizionalmente favorevole per le vacanze per scendere poi a livelli accettabili in un mese in cui il turista non può prendere le ferie.
Un discorso analogo al tema dei voucher vale anche per gli incentivi pubblici utilizzabili per periodi circoscritti.

 

Albergo diffuso e turismo di prossimità


Un altro aspetti da considerare riguarda le modalità di fruizione delle vacanze e al scelta del tipo di struttura ricettiva.
Ci insegna qualcosa l’esperienza della scorsa estate, dove tutto si è giocato intorno alla scelta di evitare la gli assembramenti (ed i contagi). Questo significa, ad esempio, favorire modalità come l’albergo diffuso o l’affitto di appartamenti nei piccoli borghi, due soluzioni che hanno riscosso un buon successo la scorsa estate, incontrando la domanda dei clienti di evitare i luoghi sovraffollati.

Castello Svevo di Termoli.  Il Borgo antico della cittadina adriatica ospita due alberghi diffusi

Detto per inciso, l’Italia è stata pioniera nell’ambito degli alberghi diffusi fin dagli anni ’90 e ne ha regolamentato l’attività. Si tratta di mettere a disposizione abitazioni distanti non più di 200 metri dalla reception, con servizi di pulizia delle stanze, colazione e ristorazione, analoghi a quelli degli alberghi, prevedendo anche spazi comuni utilizzabili dai clienti.
E non da ultimo, riscoprire il turismo di prossimità: scegliendo una destinazione vicina a casa, anche solo per pochi giorni. Questo con per poter limitare gli inconvenienti e le ripercussioni di incappare in restrizioni che ti cadono tra capo e collo dall’altra parte del mondo.

Se fare piani per l’estate risulta difficile, può tornarci utile ragionare su quel poco che finora ha funzionato.

Matteo Ganino 

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