In R4 sui sentieri della Toscana

Francesca Volpe nell’autunno 2018 ha viaggiato per due mesi lungo le strade secondarie della Toscana a bordo della vecchia Renault 4 del nonno alla scoperta della natura e dei borghi meno conosciuti della regione. Un itinerario costruito strada facendo, tra paesaggi bellissimi, incontri che ti cambiano e momenti di solidarietà inaspettati. Ma anche un viaggio interiore per tornare padrona del proprio tempo. Un’idea colta al volo in un momento particolare, quando Francesca aveva appena deciso di lasciare la ricerca universitaria, ambiente in cui non si sentiva più a suo agio. In questa intervista Francesca Volpe descrive la bellezza della Lunigiana, del Casentino e della Val di Cornia; ci racconta la sua idea di viaggio lento, un modo di vivere il turismo con uno spirito diverso, un’esperienza che può essere fatta anche in pochi giorni. Ripercorrendo idealmente le pagine del suo libro “La Toscana in Renault 4. Viaggio sui sentieri dell’ecofilia e della libertà” (Infinito Edizioni), l’autrice ci parla anche di tutte le piccole attività economiche che combattono lo spopolamento dell’entroterra: “presidi del territorio a tutela di tutta la comunità” che vanno avanti con grande coraggio e grande fatica, tra mille difficoltà economiche e burocratiche.

L’intervista

(Immagini di Francesca Volpe)

Francesca, quanto è durato il Suo viaggio?
“Poco più di due mesi. Sono partita il 4 Ottobre 2018, il giorno di S. Francesco, il mio onomastico, una data simbolica come partenza; il viaggio si è concluso il 9 dicembre alla Fierucola di Firenze, altro momento significativo (La Fierucola organizza appuntamenti tematici dedicati al volontariato, all’agricoltura biologica e all’economia solidale a basso consumo energetico basata sul riciclo N.d.R.)”
Quanti km ha fatto?
“Più di tremila.”

Paesaggio in provincia di Pisa tra Villamagna a La Sterza

La dolcezza del paesaggio toscano lungo la strada tra Villamagna di Volterra e La Sterza, frazione di Lajatico e Terricciola (PI).

Quali aspetti della Toscana sono stati per Lei una scoperta e una sorpresa?
“ Il mio è stato tutto un viaggio di scoperta di una grande ricchezza umana, naturalistica e paesaggistica. Sicuramente però la Lunigiana è stata per me una sensazionale sorpresa.
E’la parte più a nord della Toscana, che conoscevo pochissimo e che fa un po’ vita a sé. Gli abitanti di quella zona hanno un’identità molto forte e non si sentono né toscani né liguri, ma proprio lunigianesi. E’ una zona costellata da un susseguirsi di piccoli paesi in pietra molto curati.”

Pieve di Santo Stefano a Sorano-Filattiera in Lunigiana

Lunigiana:la Pieve di Santo Stefano a Sorano-Filattiera (MS), lungo la via francigena nel fondovalle del fiume Magra.

Cosa l’ha colpita in particolare?
“Proprio la pietra della Lunigiana, che ha un colore tutto suo. E poi è stato molto bello vedere che questi piccoli borghi sono ancora vitali. A differenza della parte centrale della Toscana, dove invece ho trovato anche molto abbandono. Pure nel senso di fascino dell’abbandono, con borghi in rovina che trasudano storia e racconti, aspetti che si possono percepire visitandoli. La Lunigiana invece è ancora una zona fiera e vitale, una scoperta per me bellissima.”

Castello di Malaspina a Fosdinovo (MS)

Lunigiana: il castello di Malaspina a Fosdinovo (MS). La parte più antica risale alla seconda metà del XII secolo.

Perché un viaggio in R4?
“Ho dei bei ricordi collegati a questa macchina. C’è un legame affettivo personale: era la macchina di mio nonno, con la quale ho passato buona parte dell’infanzia andando in esplorazione delle campagne in cerca di tartufi. A livello di consumo è ottimo, per andare in campagna nello sterrato e nei boschi era il mezzo ideale! La mia idea infatti era di andare per strade secondarie, niente autostrade”
Quanti anni ha questa R4?
“E’ del 1989”
Qualcuno potrebbe obiettare che una vecchia R4 sia un mezzo inquinante…
“E’ un’obiezione che mi è stata mossa e quindi ho pensato di dedicare all’argomento un capitoletto quasi in apertura del libro, dal titolo: “Su R4 e ecofilia” per spiegare perché, a mio modo di vedere, si può giustificare un viaggio in R4. Rispondo sul fatto che sia un mezzo inquinante: certo lo è, più di un viaggio a piedi o con un asino.”

Un viaggio lento per gustare antichi sapori e riscoprire metodi di produzione artigianali dimenticati. 

Ma un’auto vecchia inquina più di un’auto nuova, o no?
“ Per i mezzi però c’è anche un ciclo di vita che va considerato, per cui magari, contrariamente a quel che si pensa, non è molto ecologico rottamare la vecchia R4 ancora funzionante per prendere un piccolo Suv nuovo, prodotto consumando energia e materie prime. Ormai è entrato nel nostro modo di pensare la cultura dell’usa e getta applicata anche ai beni durevoli. Siamo portati a pensare che il nuovo è necessariamente meglio del vecchio, perché il nuovo è più performante e necessariamente inquinerà di meno perché la tecnologia è andata avanti”
Una curiosità: lei ha dormito in R4?
“Non ci ho dormito perché la parte dietro era occupata da valigie. Non era un bagaglio leggero. Ero partita ad inizio ottobre senza sapere quando sarei tornata e quindi avevo un equipaggiamento per far fronte a qualsiasi situazione.”

scorcio paesaggio toscano

Una finestra sull’autunno in Toscana.

Dove dormiva?
“La parte notturna del viaggio è stata molto bella, perché le persone che andavo a visitare durante il giorno mi offrivano chi una cena, chi un pernottamento. Gente che, magari senza nemmeno conoscermi, mi apriva la porta di casa. Oppure quando non c’era la possibilità di essere ospitata sono andata in agriturismo o in strutture ricettive affini allo spirito del viaggio.”
Come è nata l’idea del viaggio?
“L’idea del viaggio è proprio venuta! Io credo che non sia un caso che si usi proprio l’espressione mi è venuta un’idea. Le idee in certe fasi della vita ti vengono come un dono. E una notte mi è arrivata, stava a me decidere se accettarla o meno, se mi sentivo pronta. E io ho detto sì. L’idea era piuttosto chiara: prendi la R4 del tuo nonno, rimettila un po’ in ruote e vai alla scoperta delle piccole e piccolissime realtà ecosensibili della Toscana.”

Fiori di Zafferano in un'azienda agricola in permacultura

Fiori di zafferano nel Chianti. Giovani agricoltori promuovono la biodiversità dove regna la monocoltura del vino.

Come decideva le mete?
“Prima di partire mi ero fatta una sorta di mappa con l’indicazione di alcune tappe; erano posti che desideravo visitare già da tempo o persone che avevo già conosciuto e che volevo andare a trovare. In realtà però le mete non erano molte. Il bello è che, strada facendo, la mappa si arricchiva progressivamente di spunti, con il passaparola delle persone che incontravo ogni giorno. Una sorta di filo dell’ecofilia che si è dipanato per i territori della Toscana e poi ha coperto tutte le provincie della regione”.

ciotolato e fortificazione Rocca di Castiglione di Garfagnana (LU)

Veduta di Rocca di Castiglione di Garfagnana (LU).

Cos’è l’ecofilia, che lei richiama anche nel sottotitolo del libro: “viaggio sui sentieri dell’ecofilia e della libertà”?
“Penso che accanto all’ecologia, quindi al logos, al dato scientifico, all’importanza della consapevolezza della gravità della situazione ambientale che stiamo vivendo, ci sia una uguale e, probabilmente, ancora più forte necessità di ecofilia, cioè di un amore disinteressato nei confronti della grande casa comune che ci ospita tutti. Con questo libro credo di poter dare un piccolissimo contributo per trasmettere questo senso di amorevole partecipazione alla natura nella quale viviamo. Spero che ognuno possa dare il proprio apporto, magari ricalcando un po’ le gesta di alcune delle persone che racconto nel libro. Grazie al loro operato quotidiano, queste persone danno un grande contributo positivo alla situazione ambientale”.

Produzione artigianale dei formaggi: la ricotta ricotta

Produzione artigianale di ricotta.

Lei ha scelto il viaggio lento e mi pare di capire che il suo sia stato anche un viaggio interiore, vero?
“E’ stato un viaggio interiore arrivato in un momento particolare. In un certo senso è stato un po’un viaggio catartico, di riconquista della mia libertà e della possibilità di tornare in qualche modo padrona del mio tempo. Questo spiega anche la lentezza del viaggio. Prima di partire, oltre a lavorare nell’agriturismo di famiglia, lavoravo all’Università a Siena dove ho fatto per più di 10 anni attività di ricerca. Sentivo che era arrivato il momento di chiudere un ciclo perché comunque il mondo dell’università, come qualsiasi altro ambiente lavorativo, ha delle storture e io non mi sentivo più a mio agio.”
Qual era l’ambito delle sue ricerche all’Università ?
“Mi occupavo di diritto dell’ambiente, di normativa ambientale UE, di energie rinnovabili, efficienza energetica, sostenibilità. Temi molto belli, ma trattati a livello teorico. Adesso preferisco concentrarmi di più sulla dimensione concreta e locale dell’ambiente.”

Il borgo di Castevoli presenta stradine ciotolate in pietra ed un castello medioevale Borgo

Strade del borgo medioevale di Castevoli, frazione di Mulazzo (MS).

Quali difficoltà ha incontrato durante il viaggio?
“Ricordo in particolare un nubifragio, mentre stavo andando in Garfagnana. Ci sono state due settimane di tempo veramente burrascoso nell’autunno 2018 e mi sono ritrovata in mezzo a un diluvio terrificante. Ero nell’unica zona brutta della Toscana nella piana lucchese, la zona delle industrie, devastata purtroppo da uno sviluppo industriale tremendo. C’erano camion che spuntavano da ogni parte. Io ero lì piccolina in questa macchina sferzata dal vento. Ad un certo punto, il navigatore mi ha mandato in una stradina dove passavano al massimo un’R4 e una bicicletta. Una strada di campagna nella nebbia a precipizio su un fiume, senza visibilità.”
Poi cosa è successo?
“A quel punto ovviamente il navigatore del cellulare non prendeva più, perché ero finita in mezzo a un bosco. E quindi mi era venuta quella risata isterica di quando uno ride preso un po’ dall’ansia, perché ero in una strada dimenticata da Dio e dagli uomini dove non mi avrebbe trovato nessuno. Poi sono uscita da questa stradina e sono finalmente arrivata a destinazione a Barga, sotto il diluvio torrenziale che, come ho avuto modo di scrivere nel libro, “Ridimensiona l’ego in eco”, per capire quanto siamo in realtà piccoli rispetto agli eventi naturali.”

Strada con campanile vicino a Barga. Valle del Serchio

In viaggio verso Barga. Il primo abitato che Francesca Volpe ha incontrato uscita dal diluvio e dalla strada a precipizio sul fiume.

Lei ci invita a riscoprire il valore del viaggio lento. Ma il tempo a volte è una risorsa limitata o magari “un lusso” che non tutti possono permettersi, almeno in certi periodi della vita. Potrebbe suggerirci un breve itinerario lento in Toscana da percorrere in un week end o in una settimana, nello spirito del viaggio lento?
“Il mio suggerimento potrebbe essere quello di andare per piccole bioregioni, scegliendo microaree omogenee a livello naturalistico e paesaggistico, al di là della suddivisione amministrativa tra le provincie. Muoversi quindi all’interno di una valle, cercare luoghi delimitati da fiumi; concentrarsi su piccole aree per scoprire la duplice dimensione della componente naturalistica e dell’attività umana. Per me è stato un po’ così. C’erano delle giornate dedicate semplicemente alla visita dei paesi o degli ambienti, unite o alternate a visite ad aziende agricole, associazioni e a realtà del territorio che si occupano di questioni ambientali.”

Associazione Orecchie lunghe&passi lenti, promuove attività rivolte alla tutela degli asini

Viaggio lento. L’Associazione “Orecchie Lunghe & Passi Lenti” di Collemontanino – Casciana Terme (PI) offre varie attività ludico ricreative con gli asini anche a scopo terapeutico e di inclusione delle persone con disabilità. 

Il suggerimento di una bioregione da visitare?
“Una molto bella, sia a livello paesaggistico che di realtà che operano sul territorio è la zona della Val di Cornia e della contigua val di Cecina. Questa zona ha tanto da dare a livello naturalistico e per la presenza di piccole realtà animate da persone che hanno deciso di fare una vita diversa da quella omologata. Sono piccole attività mandate avanti con grande coraggio e anche con grande fatica perché si scontrano con difficoltà economiche e burocratiche. Sono dei presidi del territorio a tutela di tutta la comunità. Molto interessante è anche la Lunigiana. Un’altra zona magica è il Casentino, la Vallesanta, qui c’è un biodistretto importante: il Biodistretto Casentino. “

copertina libro la Toscana in Renault 4

La copertina del libro di Francesca Volpe

Nel libro racconta la sua esperienza da viaggiatrice. Adesso lei si trova “dall’altra parte”: ospita persone nel suo agriturismo. Questo viaggio l’ha cambiata?
“L’agriturismo in realtà ha una storia trentennale, io ci sono cresciuta insieme. La vocazione dell’agriturismo mia e, più in generale, della mia famiglia deriva da una grande attenzione all’ambiente e alle dinamiche naturali. Questo viaggio mi ha rafforzato ancora di più nelle mie convinzioni di sensibilità ambientale. Noi cerchiamo semplicemente di mostrare ai nostri ospiti che si può fare tanto anche con piccoli gesti, che soprattutto i bambini sono felici di fare. Questi piccoli gesti mostrano che lo spreco si può davvero ridurre e tutto si può riciclare.”

Matteo Ganino

Foto di Francesca Volpe (per gentile concessione).

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