Ciclabile Milano-Pavia

In bici lungo il Naviglio pavese: 33km di pianura affrontabili anche a tappe. Il punto di partenza è l’Alzaia Naviglio Pavese a Milano nei pressi della Darsena di Porta Ticinese. Il punto d’arrivo è il ponte Coperto di Pavia.

E’ una pedalata senza grandi difficoltà, un’occasione per provare la gamba dopo i mesi invernali e per fare una gita fuori porta con la famiglia, magari limitandosi ad una parte del percorso.

darsena

La Darsena è sempre più un luogo simbolo di Milano. Foto di Matteo Ganino

Pur trattandosi di un itinerario facile, occorre tuttavia prestare molta attenzione nei tratti aperti al traffico verso Milano. Inoltre ci sono parapetti di protezione lungo il percorso solo per circa 10 km da Assago a Casarile, salvo piccole interruzioni per attraversamenti. Nel tratto successivo invece non ci sono staccionate o altre barriere di sicurezza.

Naviglio nel tratto urbano di Milano. Foto Giancarlo Danielli

Il fondo stradale è asfaltato ad eccezione di un paio di tratti di sterrato: il primo è di circa 2,2 km tra Binasco e Casarile e può creare qualche problema solo alle bici da corsa. Si incontra

lo sterrato più o meno a metà strada: all’altezza del 15° km per chi proviene da Milano e dopo 18,6 km per chi giunge da Pavia. Il secondo tratto non asfaltato è invece la parte finale dell’itinerario sul Lungo Ticino a Pavia.

Come tornare indietro

Per il ritorno a casa, si può anche optare per un viaggio in treno, imbarcando la bici alla stazione di Pavia o a quella di Certosa di Pavia, negli orari in cui è consentito il trasporto delle due ruote. In alternativa, conviene valutare preventivamente le proprie forze ed il tempo a disposizione, accorciando il giro se necessario. Ad esempio, facendo dietro front all’altezza della Certosa di Pavia, si risparmiano circa 20 km complessivi di percorso. E se non ce la si fa più, ci si può sempre dirigere direttamente alla stazione ferroviaria a 3,5 km dal complesso monastico. I più motivati possono cercare di tornare alla Darsena di Porta Ticinese, giusto in tempo per l’happy hour magari su uno di quei barconi che un tempo servivano per trasportare le merci sul Naviglio e oggi sfornano aperitivi in quantità industriali.

Dove lasciare la macchina

Per chi arriva a Milano in auto, date le difficoltà di parcheggio nella zona Navigli, può essere utile partire da Assago oppure individuare un punto per parcheggiare in zona Famagosta o nelle vie traverse nel quartiere Chiesa Rossa. Si ricorda che nei dintorni della stazione della metropolitana linea MM2 di piazzale Abbiategrasso è stata istituita la sosta a pagamento con le strisce blu.

La soluzione Bici +treno

Un’ altra possibilità è quella di arrivare a Milano in treno con la bici al seguito e poi cambiare per la stazione di Milano Porta Genova, salendo su un regionale o su un treno urbano o suburbano. Diverse corse permettono di portare con sé il proprio mezzo, pagando un sovrapprezzo

darsena con anatra

Il fascino della nuova Darsena a Milano. Foto di Anna Leone

La soluzione treno +metro

Dalla Stazione Centrale o Porta Garibaldi si può prendere la linea MM2 e proseguire fino ad una stazione della metropolitana situata lungo il percorso (Porta Genova, Romolo, Famagosta, Piazzale Abbiategrasso-Chiesa Rossa o Assago MilanoFiori Nord ),secondo le modalità previste per il trasporto biciclette.

 

Il fascino del percorso

L’itinerario proposto è anche un viaggio dalla città alla campagna, passando rapidamente dal cuore della movida milanese e dal traffico delle tangenziali alla quiete dei campi e della Certosa di Pavia. Un viaggio attraverso l’archeologia industriale, l’agricoltura lombarda del parco agricolo Milano Sud e 1000 anni d’architettura: dalle chiese romaniche, alle ville e le cascine del ‘700 e ‘800 agli edifici avvenieristici del quartiere Milano Fiori Nord, concepiti dall’architetto olandese Erick van Egeraat, fino al suggestivo ponte Coperto (chiamato anche ponte Vecchio) di Pavia costruito nel 1949, sul modello del ponte del ‘300 gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Il percorso è anche un piccolo trattato all’aria aperta di storia dell’ingegneria idraulica. Si parte dalle intuizioni di Leonardo che introdusse alcune migliorie tecniche alle conche e si arriva nel corso dei secoli ad un meccanismo di 12 chiuse, le conche appunto, che permette la navigazione sul canale, ovviando al problema del dislivello di 56 metri tra la Darsena di porta Ticinese a Milano e il Ticino a Pavia.

I 33 km del tracciato sono un classico per gli sportivi: fino a qualche anno fa ospitavano una gara podistica molto amata dagli appassionati di corsa. Inoltre il percorso fino a Pavia della Milano-San Remo di ciclismo, che dal 1907 prende il via dalla Conca Fallata alla periferia sud di Milano, dopo circa 3km dalla nostra partenza, corre per lunghi tratti parallelo all’itinerario che vi proponiamo sulla statale sull’altra sponda del Naviglio.

Una grande opera incompiuta tra sprechi, ritardi e sberleffi

Per costruire il Naviglio pavese ci vollero 200 anni. O 500, a seconda dei punti di vista. I Visconti a metà del Trecento realizzarono infatti un canale non navigabile tra Milano e Pavia, che serviva soprattutto per irrigare le loro tenute. All’inizio del ‘600 venne invece rispolverato un progetto molto dettagliato dell’ingegnere Giuseppe Meda, una sorta di Leonardo meno noto, ma altrettanto poliedrico: fu anche come pittore e architetto. Il lavoro di Meda , morto nel 1599, sembrava trovare la soluzione definitiva ai complessi problemi idraulici posti dall’opera.

Navigli senz'acqua

Naviglio Pavese: la struttura del canale. Foto di Giancarlo Danielli

Gli spagnoli, che all’epoca governavano Milano, cantarono però vittoria troppo presto, festeggiando in pompa magna l’apertura del primo tratto di circa 3 km dalla Darsena alla Conca Fallata. Così fu popolarmente chiamata da allora la chiusa sul Naviglio, per ricordare il fallimento del progetto dovuto a difficoltà tecniche, costi eccessivi e alla contrarietà dei pavesi, che temevano di perdere il controllo del traffico merci a vantaggio di Milano Nemmeno l’imperatrice Maria Teresa d’Austria e Napoleone, che certo non amavano stare con le mani in mano, riuscirono a sbloccare il progetto divenuto nel frattempo simbolo per i milanesi di sprechi e cattiva politica. Alla fine gli austriaci riuscirono ad inaugurare il canale nel 1819.

L’itinerario nel dettaglio

Il tracciato corre lungo la riva destra del Naviglio per circa 13 km. Dalla Darsena si procede lungo l’Alzaia, sulla sponda destra fino all’ingresso sulla nuova ciclabile a Zibido San Giacomo poco prima del 13°km. A Badile, frazione di Zibido San Giacomo, ci si sposta sulla sponda sinistra sulla nuova ciclabile lunga una decina di km che porta alla Certosa di Pavia.

Navigli vuoti

Il dislivello tra Milano e Pavia è di 56 m. I problemi tecnici sono stati risolti attraverso la costruzione di 12 conche. Foto di Giancarlo Danielli

a)Dalla Darsena a Binasco

Come già accennato la prima parte dell’itinerario non è chiusa al traffico e risulta più pericolosa nei primi 4-5km di percorso urbano. Occorre procedere con una certa prudenza, anche perché è facile perdersi oppure si rischia di imboccare qualche tratto contromano. Bisogna inoltre prestare attenzione perché il sottopasso di Binasco è spesso allagato e costringe i ciclisti ad effettuare una deviazione: il giro da fare per riprendere il percorso originario comporta il passaggio sulla SP 40 Binasco-Melegnano con l’attraversamento di una rotonda trafficata. Se si aggiunge l’aggravante di una segnaletica non chiarissima, non deve sorprendere il fatto che una parte dei cicloturisti prenda la via del ritorno. Un vero peccato perché il meglio deve ancora venire. Inoltre le difficili condizioni di attraversamento rendono sconsigliabile una deviazione per vedere il vicino centro storico di Binasco ed il trecentesco Castello Visconteo, visitabile solo dall’esterno.

b)Da Binasco alla Certosa

Giunti a Binasco si prosegue lungo l’Alzaia Naviglio di Pavia per 8 km. Quando arrivate a Giussago (a circa 23 km dalla partenza), ormai alle porte di Pavia a soli 6 km dalla città, trovate segnalata la deviazione per la Certosa di Pavia, costruita a partire dal XIV secolo per volere di Gian Galeazzo Visconti . Il complesso monastico, appartenuto prima ai Certosini e poi ai Cistercensi, merita una visita per gli interni, soprattutto gli affreschi delle cappelle, l’Altare Maggiore, il monumento funerario di Ludovico Il Moro e Beatrice d’Este. Di particolare pregio sono anche il Refettorio ed i chiostri, in particolare il Chiostro piccolo.

Nella programmazione delle tappe della vostra pedalata tenete conto degli orari della struttura che resta sempre chiusa dalle 11,30 alle 14,30.

c) L’arrivo a Pavia

Man mano che ci si avvicina alla città la ciclabile degrada di chiusa in chiusa per raggiungere il livello del Ticino. Si passa di fianco della casa del guardiano idraulico che controllava le chiuse e si prosegue verso la città.

La ciclabile è parzialmente in sede protetta ed parzialmente con una parte di carreggiata riservata alle biciclette. Ma il traffico è limitato spesso ai soli pescatori o a chi abita in zona e non pone problemi.

Si prosegue fino alla confluenza del Naviglio nel Ticino: due pilastri segnalano la fine del canale. Si pedala poi sull’argine sinistro del Ticino vedendo sull’altra sponda le caratteristiche abitazioni colorate sul fiume, fino al Ponte Vecchio.

A questo punto potete tornare indietro o scegliere di visitare il centro di Pavia..

Il Ponte Vecchio. Foto di Andrea Cinquetti. Licenza Creative Commons. https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en 

Cosa vedere lungo il percorso

Se ci sono bambini in bicicletta o ciclisti non esperti conviene evitare la zona urbana e iniziare il percorso da Assago dopo circa 5km. Tuttavia, per chi non teme il traffico, il tratto urbano presenta elementi di grande interesse.

In primo luogo perché consente di farsi un’idea completa del Naviglio, che nel XIX secolo e per una parte del XX era l’equivalente su acqua di una vera e propria autostrada soprattutto per il traffico merci, con i barconi al posto dei tir.

Chiesa Rossa

Inoltre lungo il primo tratto, si incontrano edifici interessanti: è il caso della chiesa di Santa Maria la Rossa (comunemente chiamata Chiesa Rossa), situata sull’altra sponda in via Chiesa Rossa 55. Si tratta di uno dei siti archeologici più interessanti della provincia di Milano.

E’ una costruzione romanica in mattoni rossi iniziata nel XII-XIV secolo e sorta sui resti di una basilica romana del II secolo d.c. La struttura fu trasformata in edificio di culto cristiano probabilmente solo intorno all’ 800-900 d.c. Accanto alla chiesa sorgeva un convento di monache benedettine.

monumenti antichi Milano Chiesa Rossa

Chiesa Rossa. Foto di Giancarlo Danielli

Oggi restano un parco, la chiesa e due cascine di cui una trasformata in biblioteca. Alla Chiesa Rossa vivono due frati Cappuccini, raro esempio di comunità di frati in città, per esplicito desiderio della Diocesi di Milano di offrire una testimonianza cristiana e francescana in un quartiere di periferia. Un attivo comitato di cittadini ha contribuito al recupero della chiesa e delle cascine ed al loro restauro. Molto resta da fare per salvare gli affreschi del ‘300 ed altri gioielli nascosti dal tempo. Del resto la chiesa ha vissuto varie traversie. Nel XII secolo l’esercito di Federico Barbarossa arrecò gravi danni alla struttura durante l’assedio di Milano. Ma i milanesi si presero la rivincita sul nipote del Barbarossa, Federico II nel 1239 I terreni nei pressi della basilica, che sorge in una zona di marcite e risorgive, furono volontariamente allagati per costringere alla ritirata i soldati dell’imperatore tedesco che affondavano sul campo di battaglia con i loro carri e la loro cavalleria pesante.

 

Archeologia industriale

Sull’altra sponda, all’altezza del civico 260 di Alzaia Naviglio Pavese, dove il Lambro Meridionale entra nel Naviglio, si trovano le ex cartiere Binda, attive dalla metà dell’800 al 1997, note per la produzione di quaderni e materiale cartografico utilizzati da generazioni di bambini. L’area è attualmente interessata da un progetto di riqualificazione degli edifici storici e di costruzione di nuove residenze.

A Rozzano, dopo circa 7 km, si incontra una filanda oggi abbandonata. Gli impianti erano alimentati con energia idroelettrica prodotta sfruttando il dislivello dell’adiacente conca del naviglio.

L’industria tessile fondata nel 1898 arrivò ad impiegare oltre 800 addetti. La ditta utilizzava i resti della lavorazione della seta (schappe) una filatura molto richiesta prima dell’avvento delle fibre sintetiche.

Nei dintorni sorsero case per gli operai, ancora ben visibili lungo il naviglio. La possibilità di utilizzare la chiusa per produrre energia elettrica e la comodità di disporre di un corso d’acqua resero la Société Anonyme Filatures De Schappe tra le più importanti della zona. Trattandosi di una società francese, l’attività industriale fu ostacolata durante il fascismo e la guerra rese sempre più difficili i rifornimenti di materia prima. Al termine del conflitto, con l’introduzione del nylon, l’impianto attraversò un periodo di declino che poterà nel 1953 alla chiusura delle attività.

 

La Certosa

La struttura comprende un monastero ed il Santuario della Beata Vergine Maria Madre, fatto erigere nel 1393 da Gian Galeazzo Visconti per esaudire un voto della moglie Caterina sopravvissuta ad un parto in cui aveva perso il bambino. Alla costruzione dell’opera parteciparono i più importanti maestri del tempo, a partire dall’architetto Giovanni Solari che la progettò.

La Certosa di Pavia. Foto Pexels.comOltre alle bellezze architettoniche è interessante anche l’attività di vendita. I monaci vendono tisane, liquori ed erbe officinali di loro produzione.

Per orari ed informazioni aggiornate sulle visite si consiglia di consultare l’apposita sezione del sito della Certosa .

 

Per una scheda tecnica dettagliata vedi www.piste-ciclabili.com/print/15-milano_-_pavia,_lungo_il_naviglio_pavese

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