Candelara, un borgo a lume di candela

In principio, come spesso accade, c’è una leggenda. E la leggenda racconta che i primi abitanti di Candelara, prima di scegliere il posto in cui costruire il loro villaggio, salirono su tre colline limitrofe, portandosi dietro una candela accesa. Nella prima e  nell’ultima la fiamma si spense, in quella in mezzo no. Valutarono quindi che fosse quello il luogo migliore per stabilirsi, perché era la collina meno battuta dal vento. Verità? O, come si dice oggi, fake news? Difficile dirlo.

Lo stemma di Candelara

Tre candele in cima a tre colline vicine. Lo stemma sintetizza la leggenda della fondazione del borgo

Sta di fatto che nello stemma di Candelara sono riprodotte tre candele in cima a tre colline vicine. Da questa leggenda prende anche spunto la manifestazione Candele a Candelara, festa delle fiammelle unica nel panorama italiano, ideata e organizzata dalla locale pro Loco, in collaborazione con il Comune di Pesaro. Dai primi anni 2000 per quattro fine settimana a cavallo tra novembre e dicembre questo borgo di 1200 abitanti si anima con mercatini ed eventi attirando migliaia di visitatori provenienti dall’Italia e dall’estero.

 

 

Candelara in autunno

Il Borgo di Candelara si trova a 180 metri s.l.m ed è abitato da 1200 persone 

 

panorama di Candelara

Candelara grazie alla sua posizione privilegiata gode di un’ottima vista in tutte le stagioni dell’anno. 

Un’altra certezza è che i primi insediamenti hanno origini antiche. Le rime testimonianze scritte sulla Pieve di Candelara risalgono al 1062, ma ci sono documenti anche precedenti che attestano che il territorio circostante ed i dintorni di Candelara presentavano centri abitati e zona coltivate probabilmente già in epoche precedenti ai Romani, mentre nel borgo sono stati trovati reperti medioevali risalenti al periodo di Carlo Magno.
Candelara è un piccolo centro, molto vivace nell’organizzazione di eventi che spesso sono accompagnati dalla Banda di Candelara, molto amata dai concittadini e non solo da loro.

E non mancano certo le cose da vedere:

• il Borgo ed il Castello con la cinta muraria.
• L’orologio del ‘700 (sempre nel Castello).
• La pieve di Santo Stefano
• Villa Almerici (Villa Berloni)
• Il Museo di arte tessile delle Pie Artigiane Cristiane.

In primo luogo, da Candelara si ammira uno splendido paesaggio. Il suo centro è situato in un’ampia zona collinare e lo sguardo si perde tra gli Appennini e la costa, distante solo 7 km, nel cuore di un territorio costellato da castelli e borghi fortificati, un tempo terra di confine e di lotte tra potenti famiglie rivali, come i Montefeltro di Urbino e i Malatesta di Rimini. Oggi Candelara è una frazione di Pesaro e soffre di alcuni disagi tipici delle zone periferiche lontane dal centro della città, come la mancanza di servizi.

il castello di Candelara con il ponte

Il Castello e le mura. Nel ‘500 il ponte levatoio in legno fu sostituito da un ponte di pietra

Ma ci fu un tempo in cui questa distanza era un’ancora di salvezza, un luogo appartato per nascondersi: nel 1176 l’imperatore Federico Barbarossa ed i suoi soldati in fuga dopo la sconfitta nella battaglia di Legnano trovarono rifugio proprio nel Castello di Candelara. La distanza presentava anche altri vantaggi: Pesaro infatti presentava diverse zone malsane e paludose che spinsero nei secoli le popolazioni locali a preferire la collina alla pianura, anche proteggersi da eventuali saccheggi o invasioni dal mare.

La statua di Stefano, il vescovo di Pesaro, che accolse il Barbarossa a Candelara.

La scultura donata a Candelara dallo scultore Terenzio Pedini nel 2015 rappresenta Stefano, il vescovo di Pesaro, che accolse il Barbarossa a Candelara.

La posizione giovava certamente alla sicurezza del piccolo Borgo, ma occorreva prestare grande attenzione anche al consolidamento delle strutture difensive che imponevano aggiornamenti nel corso del tempo, per tenere il passo dell’evoluzione delle armi e delle tecniche militari. Col cambiare dei tempi e delle alleanze militari, le vecchie mura medioevali non offrivano più la protezione di prima.

Per questo motivo, nel 1444 i Malatesta chiamarono Matteo Nuti, l’architetto addetto alle fortificazioni dei possedimenti di famiglia, come quelle realizzate a Fano e Rimini. Occorreva rafforzare le mura per evitare la scalata dei nemici durante gli assedi e perché nuove tecnologie militari erano cambiate con l’introduzione delle armi da fuoco: al posto delle piccole feritoie, occorreva prevedere delle bocche di fuoco per i cannoni e servono dei bastioni in grado di resistere alle cannonate.

 

Accorgimenti che però, un anno dopo, non salveranno Candelara dall’ assedio vittorioso dell’esercito di Francesco Sforza, con un’abile giravolta politica, sottrae Candelara a Sigismondo Malatesta, suo ex alleato, e assegna il comando del piccolo Borgo all’ex nemico Federico da Montefeltro, suo ex nemico. E’ proprio a Candelara che Federico da Montefeltro fa il suo ingresso nella storia del nostro paese.

 

Battista Sforza e Federico da Montefeltro

Lo street artist Blub ha lasciato il segno anche a Candelara. Il misterioso artista che ritrae i suoi personaggi in maschera da sub e utilizza lo slogan “l’arte da nuotare” ha lasciato in incognito molte opere a Candelara, come in questo caso la citazione del Doppio ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca

 

Contemporaneamente, tra il ‘400 e il ‘500 Candelara e gli altri castelli pesaresi cessano la loro funzione di avamposto militare. Un giro delle mura, ammirando le colline circostanti, fa respirare al visitatore l’atmosfera del tempo passato, in cui su ogni collina c’era una rocca e dove si fronteggiavano eserciti rivali.

Ma c’erano ottimi motivi per abitare queste aree interne anche in tempo di pace: le colline pesaresi erano molto fertili e soleggiate e si prestavano a molti tipo di coltivazione.
Così a partire dal ‘500-‘600 sui resti di fortificazioni militari sorgono ville signorili. Come nel caso di Villa Almerici, costruita nel ‘700 su progetto dell’architetto Luigi Vanvitelli sui resti di una fortificazione militare a difesa del castello di Candelara. Il nucleo iniziale era composto da una torre di avvistamento che nel ‘600 la potente famiglia Olivieri aveva acquistato e trasformata in residenza estiva.

La villa forma un complesso residenziale di pregio ristrutturato negli anni ’90 dalla Fondazione Berloni. E’ costituito dalla dimora signorile, da una casa colonica, una chiesa ed un ampio giardino con teatro all’aperto L’aspetto raffinato della dimora signorile nasconde bene l’originaria funzione militare della costruzione, testimoniata dalla presenza di due massicci bastioni agli angoli della struttura.

A partire dal Rinascimento si diffonde la moda della villeggiatura in campagna che dura almeno fino al ‘700 ed investe pienamente le colline dell’entroterra pesarese. In queste ville fuori città, la nobiltà locale signori si riposava, dava ricevimenti e si dedicava alla caccia, ma, nel contempo, i signori gestivano i loro possedimenti, dando indicazioni ai fattori e ai mezzadri. Sceglievano personalmente cosa coltivare e controllavano direttamente l’operato delle persone alle loro dipendenze. Non erano semplici ville di rappresentanza, ma luoghi vicini alla città in cui il padrone passava l’estate e una parte dell’autunno, in occasione della vendemmia e dei raccolti delle olive e di altri prodotti. Insomma, luoghi in cui si lavorava davvero, dove i magazzini, i mulini e le case coloniche abbondano e prevalgono sugli elementi architettonici ornamentali.

 

Un altro monumento interessante è la Pieve di Santo Stefano, costruita sopra una struttura più antica che risale probabilmente all’Alto Medioevo. La sua struttura attuale è in stile gotico, ma fu costruita nei primi decenni del ‘400, quando altrove il gotico era già stato abbandonato. Tentativi successivi di rifare la chiesa in stile rinascimentale non ebbero successo. La chiesa ricorda due edifici simili nelle vicinanze: la chiese di San Marco, nel castello di Mombaroccio e quella di Santa Maria dell’Arzilla.

Pieve di santo Stefano

Pieve di Santo Stefano. La chiesa presenta una particolare forma a croce greca, insolita in Italia centrale.

 

Ciò che contraddistingue la chiesa è la sua pianta croce greca, con quattro bracci uguali perché navate e transetto hanno la stessa lunghezza. E’ una forma insolita da queste parti. Potrebbe trattarsi dell’eredità di una precedente chiesa d’epoca bizantina, come quelle di Ravenna, oppure il risultato dei rifacimenti del ‘400. La struttura in precedenza era una chiesa romanica, rifatta successivamente in stile gotico, girando di 90° la navata della chiesa in fase di ristrutturazione. Ma è anche possibile che si tratti di una scelta voluta dal committente, con molte probabilità Pandolfo Malatesta. Questi era figlio del signore di Pesaro ed era stato alcuni anni in Grecia a Patrasso, città di cui era stato arcivescovo e dove fece costruire una chiesa a croce greca.

All’interno della chiesa che presenta un tetto in legno, numerosi quadri e affreschi di pregio, soprattutto del ‘500 e del ‘600.
Nella penombra della Pieve, risaltano le luci dei ceri accesi. Le fiammelle creano un’atmosfera suggestiva che colpisce il visitatore. Il cerchio si chiude e, ancora una volta, c’è una candela.

Testo e foto di Matteo Ganino

Per saperne di più:
Costellazione n°8 “Immagini di Candelara” a cura di Grazia Calegari, edito dal Comune di Pesaro, 1992
Memorie di Candelara” di Grazia Calegari, realizzazione editoriale di Fausto Cecchini 1993. Il volume contiene il manoscritto “Alcune memorie sulla parrocchia di Candelara raccolte dall’Abate Luigi Buresti”,1879.
Ville e villeggiature sui colli pesaresi a sud del Foglia”di Peris Persi-Elena Dai Pra’, Università di Urbino, 1994.

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