Slovenia, l’incanto delle grotte di Postumia

Una straordinaria armonia di forme e colori, un eccezionale habitat naturale conservatosi nel tempo, nonostante l’alto numero di visitatori e gli interventi dell’uomo per rendere gli ambienti più facilmente accessibili. Una storia millenaria iscritta nelle profondità della roccia, con aspetti ancora da scoprire. Questo ed altro sono le grotte di Postumia (Postojna in sloveno), località slovena ad una cinquantina di km dall’Italia, a metà strada tra la capitale Lubiana e Trieste.

  • Un labirinto di gallerie alla portata di tutti
    Situate alla periferia di Postumia, le grotte sono una formazione carsica scavata dal fiume Pivka (Piuca in Italiano). Un susseguirsi di grotte e cavità sotterranee che si snoda per 24 km. Il percorso visitabile è di 5 km: i turisti  sono trasportati su un suggestivo trenino per i primi 3,7 km. Poi si prosegue a piedi per circa 1300 metri accompagnati obbligatoriamente da una guida, con spiegazioni in sloveno, italiano, inglese e tedesco (vengono inoltre fornite audioguide in 17 lingue). Inoltre l’illuminazione elettrica, introdotta già nel 1872 e via via perfezionata nel tempo, valorizza notevolmente la visita e permette di cogliere le differenti sfumature cromatiche dei vari ambienti.
stalagtiti e stalagmiti Postumia

Lo spettacolo delle grotte di Postumia

Questi elementi rendono le grotte di Postumia, più facili da visitare rispetto ad altre grotte e accessibili anche a persone con problemi motori. Sulla parte del percorso servita dalla ferrovia, è garantita l’assistenza per salire e scendere dal trenino. Per chi utilizza una sedia a rotelle, l’ausilio vien caricato sul treno e riconsegnato al termine della corsa. Per quanto concerne la seconda parte, il sentiero è in piano ed è in calcestruzzo antiscivolo. Vi è un’unica rampa con una pendenza maggiore. Per questa ragione si richiede la presenza di un accompagnatore nella seconda parte della grotta.

  • Uno spettacolo di colori
    Senza dubbio, la colorazione delle grotte colpisce immediatamente il visitatore. Il suggestivo fenomeno ha una spiegazione scientifica: l’acqua, ricca di calcite grazie al passaggio attraversa le rocce carsiche, scende goccia a goccia dall’alto, lasciando un deposito calcareo che aumenta nel tempo. Combinandosi con altre sostanze, la calcite, di per sé bianca o incolore, può assumere le più svariate colorazioni.Trattandosi poi di formazioni molto antiche, ci troviamo di fronte ad uno straordinario scenario di stalagtiti e stalagmiti di grandi dimensioni; di queste, la più nota è la stalagmite del Brillante, alta 5 metri.

Stalagmite del Brillante
La stalagmite del Brillante

  • Non scordatevi il maglione
    Le grotte hanno una temperatura costante tutto l’anno che si aggira sugli 8-10 gradi, ma l’ambiente presenta un alto grado di umidità. E’ consigliabile quindi arrivare con un abbigliamento adatto a queste condizioni climatiche (ad es. giacca a vento, felpa golf, calze e pantaloni lunghi) e con scarpe sportive.
    Il trenino sotterraneo più antico del mondo
formazioni carsiche Postumia

Esempi di stalagtiti all’interno delle grotte di Postumia

Una delle particolarità di queste grotte, che va ad aggiungersi allo straordinario spettacolo naturale, è proprio la presenza del treno. Quella di Postumia è stata la prima ferrovia al mondo realizzata all’interno di una grotta nel 1872. L’impero austroungarico aveva puntato molto sui collegamenti ferroviari anche nelle zone di montagna e quindi gli ingegneri ed i tecnici dell’epoca avevano sviluppato conoscenze adeguate per ogni situazione. L’ inaugurazione avvenne in occasione della visita dell’imperatore.


Immagine suggestiva in corsa del treno in corsa.

La linea ha subito varie trasformazioni nel tempo: dalla prima ferrovia manuale a binario singolo, si è poi passati alle motrici a benzina ed infine nel 1957 la breve tratta è stata elettrificata e trasformata in linea a binario doppio negli anni ’60 per far fronte al progressivo incremento dei visitatori.

  • Animali rari
    Vivono in queste grotte oltre 150 specie, tra animali terrestri e acquatici. Circa la metà di queste specie è stata scoperta grazie alle esplorazioni all’interno delle caverne, come il coleottero Leptodirus hochenwartii e alcuni ragni e crostacei.
    C’è però un abitante delle grotte molto conosciuto e accompagnato da leggende per la sua forma simile a quella di un piccolissimo drago. Si tratta di Proteo un animale anfibio senza occhi né vista, ma dotato di un ottimo udito e olfatto che presenta anche da adulto uno stato di larva. E’ un organismo difficile da osservare che vive nelle aree carsiche e delle Alpi Dinariche, in una zona compresa tra Italia, Slovenia, Croazia e Bosnia Erzegovina.

La particolare illuminazione delle grotte, una delle chiavi del loro successo

Proteus

L”habitat in cui vive il Proteo

Per fare conoscenza di questo simpatico animale acquatico, si può visitare il Vivaio del Proteus suddiviso in due parti: una riservata ai ricercatori e l’altra aperta ai turisti che possono vedere da vicino la fauna, che difficilmente i visitatori possono incontrare durante la loro permanenza nelle grotte, perché la maggior parte delle specie predilige le zone non troppo frequentate e lontane dalla confusione.

  • Una città sotterranea
    Nelle grotte è presente una Sala dei concerti dove si tengono eventi e spettacoli musicali, purtroppo solitamente non aperti al pubblico. La capienza è notevole (anche alcune migliaia di persone si sono radunate in questi spazi tra le rocce) e si sono esibiti nel tempo grandi musicisti, attratti dalla suggestiva atmosfera degli ambienti e da una acustica eccezionale. La Sala dei Concerti ha ospitato nel novembre 2012 i sorteggi dei campionati europei di pallacanestro: i primi avvenuti sottoterra nella lunga storia del basket.Tra le curiosità, l’ufficio postale per mandare cartoline dopo la visita. L’ufficio, situato proprio nella sala da ballo, fu costruito sotto l’impero Austro-ungarico nel 1899. Inizialmente si trattava di un piccolo ufficio postale incastonato nella roccia, poi nel 1927 ne venne aperto uno di dimensioni maggiori, per tenere il passo con le migliaia di cartoline che venivano spedite ogni giorno. L’apertura di un ufficio postale in questi luoghi, ci appare come una scelta dal sapore romantico,che costituisce ancora una piacevole sorpresa e presenta ancora un certo fascino, nonostante sia stata superata dalla possibilità offerta dalle moderne tecnologie di inviare e condividere in tempo reale foto e filmati.
  • Un tesoro a lungo sconosciuto
    L’esistenza delle grotte era sicuramente nota alla popolazione locale, ma non la loro ampiezza reale. Solo la parte iniziale delle grotte era infatti conosciuta, come attestano alcune scritte risalenti al 1213 rinvenute sulle pareti vicine all’entrata.Ci sono giunte testimonianze nell’opera monumentale diJanez Vajkard Valvasor:  La Gloria del Ducato di Carniola uno scritto in 15 tomi pubblicato del 1689 dallo storico e scienziato sloveno, membro della prestigiosa Royal Society di Londra. L’autore, che studiò anche i fenomeni carsici, descrive le grotte di Postumia come le più grandi e più mostruose del mondo.
    A metà del ‘700, l’imperatore austriaco incaricò  il matematico Nagel  di esplorare le grotte di Adelsberg (così si chiamavano durante la dominazione austriaca). Si deve a Nagel la prima carta topografica della grotta.  Ma il vero scopritore della maggior parte delle gallerie fu Luka Čeč , un operario addetto ai controlli dell’illuminazione della Gran Sala delle grotte in occasione della visita dell’Imperatore Francesco I d’Austra. Čeč , entrò in un cunicolo e, quando ormai si temeva il peggio, ritornò dai compagni annunciando la sua scoperta con queste parole: “Qui c’è un mondo nuovo, qui c’è il Paradiso.”  A prendersi i meriti della scoperta fu però un altro, una persona molto influente a livello locale.
    Čeč si vide rifiutare dall’imperatore anche la richiesta di fare a vita la guida nelle grotte, che gli avrebbe permesso un posto sicuro in un momento di difficoltà economiche. Solo nel 1854, quasi vent’anni dopo la sua morte, il geografo Schmidl lo annoverò tra gli scopritori, ma il pieno riconoscimento arrivò molto dopo.

Matteo Ganino

Foto di Anna Rita Leone e Matteo Ganino

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