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Turismo solidale: poliziotti in moto da Milano al Sudafrica
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Turismo solidale: poliziotti in moto da Milano al Sudafrica

Intervista a Bernardo Lepore, presidente di MotoForPeace, l'associazione che porta aiuti da Capo Nord alla Patagonia. I racconti mozzafiato tra solidariet2 e amore per l'avventura . Per i Mondiali 2010, 15mila km in sella per sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi dell'Africa. I consigli per turisti responsabili e senza paura
Cinque poliziotti e due carabinieri italiani, insieme a due colleghi spagnoli e tre tedeschi, protagonisti tra maggio e giugno 2010 di un viaggio decisamente fuori dall’ordinario:15.500 km in moto in circa 60 giorni, con partenza da Milano e arrivo a Città del Capo in concomitanza con l’inizio dei mondiali di calcio in Sudafrica. Fuoristagione.net ha intervistato Bernardo Lepore, ideatore del tour e presidente dell’associazione Onlus Motofor Peace, che dal 2000 ad oggi ha organizzato diverse missioni di turismo solidale in Europa (Capo Nord in occasione del Giubileo 2000; Kosovo a Pasqua 2001), Asia (Roma – Pechino nel 2002; Sabra e Chatila nel 2006), Africa (“Un ponte per l’Africa”nel 2004) e America del Sud (“Sudamericando”nel 2007 dal Venezuela alla Patagonia). Tra gli altri obiettivi del tour ci sono il dialogo e lo scambio di esperienze tra Corpi di Polizia di nazioni e realtà socioculturali diverse, ma soprattutto l’azione umanitaria, in collaborazione con COOPI, a favore delle fasce sociali più deboli della popolazione africana. Per portare avanti la propria attività, Motoforpeace cerca sponsor interessati ad aiutare un’associazione capace di coniugare iniziative umanitarie e avventura. Bernardo. Lepore ha scelto Fuoristagione per raccontare le sue esperienze di viaggio e noi ne abbiamo approfittato per chiedergli consigli per affrontare itinerari nelle zone pericolose. La lunga chiacchierata che ne è scaturita è stata suddivisa in per temi per consentire ai nostri lettori una più agile lettura. Vi consigliamo comunque di leggerla integralmente: non ve ne pentirete!!!

Sommario
10 anni di attività: 100mila km in sella ad una moto nel segno della solidarietà

Viaggiare per guardare il mondo e casa propria con altri occhi


I compagni di viaggio e qualche consiglio utile


L’incontro con Herbin Hoyos, il giornalista-centauro che combatte le Farc in Colombia



Bernardo Lepore ( a destra) con Celestino, un compagno di viaggio.
Immagine tratta da www.motoforpeace.it

10 anni di attività: 100mila km in sella ad una moto nel segno della solidarietà


Come nasce Moto for Peace?
“L’idea risale al 2000, l’anno del Giubileo. Ero ospite un moto club formato da poliziotti e vigili urbani che portava il messaggio del Papa nel Nord Europa, insieme alle letterine scritte dai bambini di Ladispoli. Nel contempo promuovevamo una raccolta fondi per i malati di sindromi atassiche."

Sono passati 10 anni, cos’è cambiato in questo periodo di tempo?
“Siamo l’unica polizia al mondo che porta avanti un progetto del genere, abbiamo coinvolto i ministeri degli Interni e degli Esteri, numerose ambasciate e varie polizie del mondo. Inoltre abbiamo il patrocinio del Capo della Polizia. Abbiamo percorso circa 130mila km durante i nostri viaggi. Ma ora non siamo più un motoclub. Siamo usciti dalla logica, che ci stava ormai un po’ stretta, degli amici della moto. Adesso siamo un’Onlus e facciamo turismo solidale.”

Perché allora continua a viaggiare in moto?
“Mi piace viaggiare e credo che la moto sia lo strumento più idoneo per farlo. Ma la moto non è il fine ultimo. Mi piace l’idea di viaggiare e insieme donare qualcosa al prossimo con progetti di solidarietà. Per fare questo noi di MotoforPeace ci autofinanziamo e utilizziamo le nostre ferie, il nostro tempo libero.
Il materiale che portiamo, tipo la sedia del dentista, gli occhiali o le medicine, le sdoganiamo a nostre spese. E si tratta di operazioni costose.La nostra non è un’operazione commerciale. Oltre all’aspetto umanitario, c’è il desiderio di conoscere l’altro e farsi conoscere”

Perché non vi appoggiate ad altre associazioni già attive nelle realtà in cui volete portare il vostro aiuto, per superare le difficoltà logistiche e ridurre le spese?

Alcuni anni fa, volevamo portare in Kosovo, in uno scenario di guerra, generi di prima necessità per il valore di 12 mila euro, oltre a banchi e sedie per la scuola. Volevamo fare questa operazione attraverso altre associazioni, ma ci chiedevano soldi per apporre il loro marchio. Ho trovato associazioni molto attente ai soldi, troppo direi. E si trattava di una missione della Polizia di Stato che abbiamo portato a termine con l’aiuto di una struttura medica che dipendeva dal Battaglione San Marco. Se ce l’abbiamo fatta dobbiamo dire grazie a militari, suore e medici ed al contingente della Polizia di Stato di stanza a Pec"

Quando parla di associazioni troppo attente ai soldi, si riferisce a quei soggetti che spendono molto per la loro macchina organizzativa e in qualche modo “sottraggono” denaro alle iniziative di aiuto?
Sì, saremmo capaci tutti di fare il missionario a 5mila euro al mese come fanno gli operatori di certe onlus, che sono grandi organizzazioni con sedi e personale in giro per il mondo.
D'altra parte, devo ammettere che se non ci fossero queste realtà, con la loro forza e la loro macchina organizzativa, certe questioni umanitarie non verrebbero a galla.

Immagine tratta da www.motoforpeace.it

Viaggiare per guardare il mondo (e casa propria) con altri occhi

Cosa ha imparato dai suoi viaggi?
“Viaggiare ti apre gli occhi, ma è anche pericoloso, nel senso che vedi le cose da un altro punto di vista e questo stimola riflessioni che non ti fanno vivere tranquillo.
Noi poliziotti abbiamo speso a che fare con gli immigrati, attraversando le loro terre e dormendo nelle loro case capisci perché la gente scappa. Se vai in Palestina, arrivi pure a decifrare, a comprendere meglio i punti di vista e comportamenti di chi vive lì nel cuore del conflitto.
Quando ci si cala nella situazione reale, si hanno molte meno certezze. Ciò non significa prendere le parti di qualcuno, né condividere o giustificare posizioni estremiste.”

Che domande si fa viaggiando e attraversando le frontiere?

“Mi chiedo, ad esempio, perché io posso andare quando voglio in Burkina Faso, mentre uno straniero in Italia, se non è invitato, non può entrare. Un colonnello della polizia libica da noi non può venire, se non lo invito io. Insomma viaggiando ti rendi conto che noi occidentali ci sentiamo padroni del mondo a spese degli altri.”

Ci può raccontare un episodio che Le è capitato?

“Penso a quanto ci è capitato ad Aleppo in Siria, una delle capitali della religione musulmana, siamo arrivati lì con un certo timore per quello che è considerato dagli Usa uno stato canaglia. Eravamo 10-12 moto con un’auto e un furgone al seguito. Appena in città si è diffusa la voce della nostra presenza c’è stato un “assalto” all’albergo, c’era un entusiasmo incontenibile.Eravamo alloggiati in un hotel che dà sulla piazza principale di Aleppo e vedevamo la folla sotto di noi.”

Come mai tanto entusiasmo?

“Tutti volevano incontrarci, molti di loro avevano lavorato in Italia, soprattutto al nord e volevano raccontarci la loro esperienza, ci chiedevano informazioni sul nostro paese. La polizia ha caricato e ha manganellato questa folla che si accalcava, noi siamo riusciti a stento a salvare il nostro interprete dalla carica e farlo venire con noi. Il giorno dopo eravamo dal governatore, all’interno della Cittadella che ha duemila anni di storia, ma è rimasta intatta nel tempo. Il governatore ci ha ricevuto e ci ha dato il benvenuto, prima agli spagnoli, con i quali la Siria ha un rapporto consolidato e poi pure a noi, anche se tra i nostri paesi non ci sono rapporti diplomatici. troppo saldi…Le potrei raccontare altri episodi…”

Prego…

“In Nigeria siamo capitati in un villaggio al capo del quale c’era un re del villaggio stesso. Si tratta di una figura che dal re precedente eredita tutto:non solo beni ma anche mogli e figli. Il sovrano dura in carica 5 anni, dopo lo uccidono mangiandogli il cuore. Nonostante tutti sappiano che è così c’è la gara per diventare re, tutti vogliono farlo”

Cosa ha imparato percorrendo le strade africane?
“ Che la cosa peggiore che ti possa capitare è nascere donna in Africa.mentre gli uomini sono al bar con gli amici, le donne vivono una condizione terribile: nei campi, nei mercati trovi sempre donne che lavorano con un figlio legato alla cinta. Anche i bambini lavorano oppure vanno a prendere l’acqua anche molto lontano in bici o addirittura in triciclo. I vecchi stanno seduti davanti alle capanne, mentre gli uomini in età lavorativa non fanno nulla o quasi.”

Oltre alla divisione del lavoro, in che modo le donne vengono discriminate?
“Con la superstizione.Le donne a volte diventano i capri espiatori se qualcosa va male nella comunità.Penso a quanto accade a Ouagadougou, in Burkina Faso. C’era un uomo che aveva quattro forse cinque mogli, l’uomo era di religione musulmana,ma di una religiosità influenzata dalle tradizioni locali della sua comunità. A Ouagadougou, quando il raccolto va male, può capitare che chiamino lo stregone. Se questi ritiene che la donna sia una mangiatrice di anime e quindi la causa della sfortuna la cacciano dal villaggio. Spesso è la moglie più anziana che va a morire nella selva.”

L’Africa però Le ha lasciato anche immagini positive, come si vede dalle foto di questo servizio…
“Certo, è meravigliosa l’ospitalità di queste persone che ti invitano a mangiare con loro e ti offrono i loro cibi. A volte il problema è dire di no, senza offendere nessuno. E poi sanno aggiustare tutto, fanno riparazioni che da noi nessuno più fa. Ho visto rinsaldare un supporto del motore rotto in mille pezzi”

Vi è mai capitato di ricorrere all’ospitalità delle popolazioni locali in situazioni di emergenza?

“Una volta eravamo nel nord del Camerun, con un mezzo in panne a 50 km dal villaggio più vicino. Siamo partiti e abbiamo chiesto ospitalità al capovillaggio che ci ha dato il permesso di accamparci. Dopo un po’ ci siamo accorti che mancavano due giacche da moto e delle macchine fotografiche. Nella tasca di una, la mia, c’era un telefono satellitare. Siamo andati dal capovillaggio per protestare; questi si scusò e dopo un’ora torna con in mano una giacca e il telefono satellitare.

A questo punto cosa avete fatto?

“Un collega napoletano propone di fare come si fa a Napoli e, più in generale in Italia, il cosiddetto cavallo di ritorno: gli diamo 10 euro e se ci portano il resto gliene diamo altri dieci. Ci è stato restituito tutto, tranne delle trasmittenti, ma ne avevamo in più. Credo che , nonostante la povertà di queste persone, ci avrebbero restituito tutto comunque. Anche senza soldi”

Volontari in missione in Libano
Immagine tratta da
www.motoforpeace.it

I compagni di viaggio e qualche consiglio utile

A proposito di compagni di viaggio, qual è il tipo di persona ideale per avventure di questo tipo?
“Gente tenace e prudente. Non chi fa il bravo in moto, oppure è esaltato. Se devi fare 10mila km devi usare il mezzo con giudizio, non puoi “sgasare”. Di solito anche l’età media è alta per la vita spartana che conduciamo. Se vai in discoteca e al mattino dopo non ti alzi diventi un problema per la spedizione.”

Indubbiamente…
“Quando ti muovi in condizioni disagiate il minimo ritardo crea problemi: partire mezz’ora dopo quando devi attraversare il deserto e, mentre aspetti al caldo, pronto con casco e tuta, il sole diventa sempre più alto, non è certo bello e può essere pericoloso. Per questo ci siamo dati un’organizzazione diciamo “paramilitare” e chi fa ritardo paga una pena pecuniaria. Con questi soldi il gruppo va a bere alla sua salute!”

Può dare qualche consiglio a chi intende affrontare viaggi in zone considerate pericolose?

“Una volta stabilito l’itinerario conviene scrivere all’Ambasciata Italiana del paese che il turista vuole visitare per avere consigli sui percorsi migliori da seguire. Noi poi, mentre viaggiamo, chiediamo informazioni telefonicamente e, all’occorrenza, modifichiamo strada facendo l’itinerario. A Roma ho amici e piccoli sponsor in grado di darci una mano in caso di difficoltà”.

Quale tipo di aiuto è utile avere da chi resta a casa?

“In Italia serve un coordinatore con tutti i numeri utili a disposizione. Intendo dire il numero di telefono di amici e parenti, del Ministero degli Esteri, delle abitazioni dove durante il viaggio andremo ad alloggiare.Serve insomma una persona di fiducia in Italia, non si può fare totale affidamento sulle ambasciate”


Perché?
“Si tratta di uffici con i loro orari e i loro centralini: chiamare con il telefonino satellitare, che magari non prende bene, e restare in attesa non è il massimo. Oppure può capitare di avere un problema quando gli uffici sono chiusi. Per ovviare a questi problemi, io ad esempio ho un collega esperto che chiama Interpol, Criminalpol e chi di dovere in caso di necessità.”

Si può fare a meno delle ambasciate?
“No. Anzi bisogna cautelarsi e fare accordi tramite ambasciate sulle zone da attraversare e per altre questioni burocratiche, se avete l’impressione di essere percepiti come un peso dal personale dell’ambasciata, non preoccupatevi troppo perché può essere solo una vostraimpressione. E soprattutto non rinunciate ad avanzare le vostre legittime richieste per affrontare il viaggio in quel paese.”,

Torniamo alle due ruote. Lei, grazie alla moto, ha conosciuto persone straordinarie: penso a Herbin Hoyos, grande reporter di guerra colombiano, torturato in Afghanistan e Palestina e in prima linea contro le Farc.

“Herbin Hoyos con la sua radio Caracol ha condotto una battaglia contro le Farc, la guerriglia colombiana. E’ stato rapito dalle Farc che l’hanno portato nella selva e liberato dopo alcune settimane di sequestro. Durante la prigionia si rende conto di quanto la radio gli facesse compagnia e si inventa un programma radio per i sequestrati, a cui intervengono i parenti dei rapiti.”

E i guerriglieri delle Farc come prendono la cosa?
All’inizio bene: le persone rapite si sentono rassicurate e sono più tranquille. I rapitori danno una radio a ogni sequestrato e la gestione quotidiana dei detenuti diventa più facile.Quando Herbin, per così dire, va giù duro contro le Farc i rapitori tolgono la radio ai prigionieri.

E poi? Se non sbaglio le Farc non ha più digerito la trasmissione.

“Mentre Herbin stava per partire per un viaggio in moto che l’avrebbe portato dalla Colombia a Valencia, Barcellona, Parigi e Roma, un commando cerca di ucciderlo davanti a casa sua. Lui riesce a scampare all’attentato e la sera stessa riesce a fuggire a Madrid con l’aiuto del presidente della Colombia, da dove completa l’organizzazione del tour a cui partecipano 60 moto E 130 persone. E’ stato ricevuto dalle autorità di Barcellona, da Sarkozy e Carla Bruni a Parigi e a Roma dal Papa.
Noi l’abbiamo scortato nell’ultima parte del viaggio e ho avuto modo di conoscerlo.”

Come vi siete conosciuti?

“Ci ha contattato l’ambasciata Colombiana a Roma chiedendoci una mano e noi ci siamo messi a disposizione. Probabilmente faremo delle cose insieme:Herbin mi ha promesso che verrà con noi a Città del Capo e mi ha invitato a compiere un itinerario da Quito a Caracas, passando per la zona rossa delle Farc in Colombia. Data la complessità dell’organizzazione, non si sa ancora quando si potrà fare questo viaggio, ma sicuramente si farà.

Qual è l’obiettivo di questo viaggio attraverso il Sudamerica?

“Sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma dei rapimenti delle Farc e sulla realtà di questa guerra di cui si parla poco.
Sarà un avvenimento eccezionale e un viaggio pericoloso: l’ultima volta che Herbin Hoyos ha fatto un tour in Colombia il presidente Uribe gli ha mandato 13mila soldati a scortarlo.”

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