Da Ravenna a Rimini. Alla scoperta dell’entroterra romagnolo

Una Romagna senza spiagge e senza ombrelloni, alla scoperta delle bellezze che si trovano nell’entroterra. Bisogna trovare la forza di voltare le spalle al mare, ma ne vale la pena.
Proviamo ad immaginare un itinerario che parte da Ravenna ed esplora l’interno della Romagna, con l’aggiunta del Montefeltro in quella zona di confine con le Marche. Quella che vi presentiamo ora è la prima parte: da Ravenna a Verucchio in provincia di Rimini.
La cosa più difficile non è trovare cose interessanti da vedere, ma scegliere tra le mille possibilità che questo territorio offre a livello paesaggistico, gastronomico e storico artistico.
Piadine con salumi e lo squacquerone, tipico formaggio dop a pasta molle, lasagne, ravioli e altre paste fatte a mano, non abbandonano mai il turista. Per bere, insieme agli immancabili Sangiovese e Trebbiano, si aggiungono alcuni vitigni tipici della zona di Forlì-Cesena come Albana, Pagadebit e Cagnina. E per i cinefili, l’estate riserva spesso ulteriori sorprese, come la rassegna di film nelle aziende agricole o in luoghi particolarmente suggestivi dell’Emilia-Romagna accompagnate da degustazioni con vini e prodotti tipici, che tocca molte delle tappe del nostro itinerario.

Torniamo al nostro viaggio alla scoperta dell’entroterra: si parte da Ravenna, con i suoi capolavori dell’arte bizantina, e si arriva a Fermignano (PU), paese natale di Bramante, passando per Urbino dove nacque Raffaello.
L’arte e l’enogastronomia è solo due delle numerose chiavi di lettura di questo percorso di 214 km che offre la possibilità di visitare alcuni dei borghi più belli d’Italia. Il tratto da Verucchio a Fermignano sarà oggetto della prossima puntata.

Ravenna: sono numerose le testimonianze di valore inestimabile, eredità del periodo di massimo splendore durato poco quasi 350 anni, dal 402 d.c, quando la città divenne capitale dell’Impero d’Occidente al 751, quando l’occupazione dei Longobardi chiuse un periodo di declino.
In mezzo un’epoca di massima grandezza, nel VI secolo, quando Giustiniano cerca di riunire oriente e occidente, Ravenna diventa il fulcro di questo progetto.

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I mosaici di Ravenna, patrimonio Unesco

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In un kmq si trovano meraviglie inestimabili come il Mausoleo di Galla Placidia, la basilica di San Vitale, il Battistero degli Ortodossi (o neoniano), la chiesa di san Giovanni Evangelista, la basilica di Sant’Apollinare nuova. Spesso sottovalutata dagli italiani è una tappa fissa per i turisti stranieri amanti dell’arte, soprattutto giapponesi.
A circa 8 km dal centro di Ravenna, isolata in mezzo alla pianura, c’è la chiesa di Sant’Apollinare in classe: uno straordinario esempio di basilica paleocristiana conosciuto in tutto il mondo per la bellezza dei suoi mosaici policromi, delle colonne in marmo greco, le sculture e gli antichi sarcofagi in marmo dei primi vescovi sulle navate laterali. La chiesa si trova nell’area in cui sorgeva la città romana di Classe (Civitas Classis), il porto in cui l’imperatore Augusto aveva dislocato la flotta imperiale a difesa dell’Adriatico. Il progressivo insabbiamento del porto, con il conseguente ritiro del mare di alcuni km, sancì nell’Alto Medioevo il declino della zona che si trasformò rapidamente in palude. Fino ad allora la città era un importante centro militare, molto vivo anche dal punto di vista dei traffici commerciali. A Classe si stabilì, nel I o più probabilmente nel II secolo d.c, S.Apollinare che fondò la prima comunità cristiana della quale divenne vescovo.

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Basilica di San Vitale (interno)

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L’interno del Mausoleo di Galla Placidia

Ravenna merita una visita anche per il suo centro storico, le sue piazze, in particolare piazza del Popolo, la tomba di Dante e per la chiesa di San Francesco.

 

 

 

 

 

 

 

A 56 km da Ravenna c’è il borgo medioevale di Brisighella, città termale della bassa Val Lamone, membro dell’associazione dei Borghi più Belli d’Italia e di Cittaslow, la rete internazionale delle città del Buon Vivere. La comunità locale ha ottenuto attestazioni per le sue bellezze e per la qualità dell’ospitalità come la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Per tutte le iniziative legate a Brisighella Comunità Ospitale ed i suggerimenti per il soggiorno consultare il sito www.brisighellaospitale.it/
Brisighella è raggiungibile dall’autostrada A104 con uscita a Imola o Faenza. Per chi viene da Ravenna la SS9-SS309 in direzione Firenze.
Per chi invece vuole arrivarci in bici, approfittando delle iniziative legate alla mobilità sostenibile della provincia di Ravenna può consultare i seguenti siti: www.brisighellaospitale.it/2014/06/da-ravenna-a-brisighella-in-bicicletta-nasce-la-rete-delle-due-ruote e http://www.vira2019.it/noleggio-bici-marina.
Il Borgo è dotato di una rinnovata area camper ben attrezzata, in piazzale Donatori Sangue, a poca distanza dal centro storico. Per informazioni contattare la ProLoco, Tel 0546 81166.

Il Borgo di Brisighella,set ideale per un film medioevale

Il Borgo di Brisighella, meta ideale per camperisti

Brisighella sarebbe il set ideale per un film sul Medioevo: la Rocca trecentesca, le mura e i vicoli come le scale scolpite nel gesso sembrano nate per il grande schermo. Particolarmente scenografica è l’antica Via degli Asini, una strada lastricata risalente al 1100 che presenta una collocazione molto particolare: il tracciato, sopraelevato e completamente coperto, passa sotto un ampio porticato con archi di dimensione variabile sul lato destro che consentono di illuminare la via.

Via degli Asini

La via del Borgo meglio conosciuta come Via degli Asini

La carreggiata è abbastanza larga da consentire il passaggio dei carri. Sotto la Via degli Asini si trovano botteghe e uffici. Ci sono le sedi della Pro Loco e della cooperativa Brisghellese (www.brisighello.net), che produce vini (Sangiovese) ed olii (in particolare l’extravergine di oliva “Brisighello” con certificazione Dop europea) ed organizza viste e degustazioni guidate.
Tra le delizie dell’enogastronomia locale ci sono anche il formaggio conciato stagionato nelle grotte di gesso, la carne suina di Mora Romagnola, la carne di razza Bovina Romagnola, frutta IGP della Romagna ad es (pesche, albicocche e pera Volpina) ed ortaggi (in particolare il carciofo Moretto).

Da segnalare, per gli amanti delle escursioni, la grotta Tanaccia di Brisighella, una tra le più belle grotte carsiche della Vena del Gesso romagnola: la dorsale di colore grigio argento che segna come una striscia le colline dell’Appennino romagnolo tra la Valle del Sillaro a quella del Lamone (per prenotazioni contattare Ivano Fabbri 339-2407028).
Tornando al tema delle suggestioni cinematografiche, in realtà nel 1970 a Brisighella fu girato un film, ambientato però durante la Resistenza, Con Giuliano Gemma nei panni del protagonista affiancato da Tina Aumont e Alessandro Haber; la pellicola ricostruiva la vita dell’anarchico Silvio Corbari, figura controversa della lotta antifascista che, a capo di una piccola banda, condusse una lotta personale contro i nazifascisti fino al tentativo di creare una repubblica indipendente.
Durante la guerra di Liberazione il territorio di Brisghella fu al centro di numerosi scontri con gli Occupanti. In queste zone circa 700 partigiani della 36° Brigata Garibaldi combatterono dal 12 al 14 ottobre 1944 una durissima battaglia contro i nazifascisti. A Brisighella a Ca’ Malanca, una delle case al centro degli scontri del ’44, è stato istituto un museo, mentre il Cai ha creato il sentiero dei Partigiani sui luoghi dei combattimenti tra Partigiani e Tedeschi sull’Appennino Faentino. (http://camalanca.racine.ra.it/index.htm)

Forlì: ci si arriva con l’ autostrada A 14 Direzione Rimini o con la S S 9 “Emilia”.
Forlì fu fondata dai Romani, nel II secolo a.c con il nome di , piazza di Livio, il luogo principale della città sede del mercato e degli affari. Incerta l’identità del fondatore: il console romano Caio Livio Salinatore o, con minore probabilità, il padre Marco Livio che aveva battuto nel 207 a.c i Cartaginesi guidati da Asdrubale durante la battaglia del Metauro. Nella zona di Forlì c’erano insediamenti fin dal Paleolitico ed è documentata la presenza di popolazioni celtiche, come i Galli Senoni, che avevano stabilito sul territorio basi commerciali e degli etruschi che producevano ceramiche. La città romana si trova in posizione strategica al crocevia tra la via Emilia e la strada per la Toscana. Dell’epoca romana non restano molte tracce, ma passeggiando per le vie cittadine si possono scorgere edifici pregevoli di stili ed epoche diverse, dal Romanico allo stile Liberty di cui ci sono testimonianze sparse per la città a partire dalla stazione e da piazza Libertà che testimoniano anche l’evoluzione stilistica dell’architettura in epoca fascista.
Piazza Saffi, la principale della città, e tra le più grandi d’Italia, racchiude al suo interno mille anni di storia dell’architettura offre l’occasione per fare una passeggiata nel tempo.
Questa spianata a forma di trapezio, lunga 128 metri e larga 87, in cui convergono le quattro principali vie cittadine ospita molti monumenti di epoche diverse: la Basilica di Mercuriale (XI secolo) in stile romanico con un campanile alto 72 metri, il Chiostro dell’ex monastero dei Benedettini (XV secolo), il Palazzo Comunale iniziato nel Mille e ampliato nel Trecento, il Palazzo del Podestà del 1460 in stile tardogotico, Palazzo Albertini, del Quattocento in stile veneziano. Completano il perimetro il palazzo delle Poste, costruito in stile Fascista con elementi liberty, e la Chiesa del Suffragio (XVIII-XX secolo).

Piazza Aurelio Saffi a Forlì

Piazza Aurelio Saffi a Forlì

La piazza dedicata al patriota Aurelio Saffi, figura di spicco del Risorgimento, fu nel Medioevo il luogo degli scontri della battaglia di Forlì del 1282 tra Guelfi e Ghibellini, menzionata da Dante nel canto 26° dell’Inferno. Forlì è la città natale dell’ architetto e pittore Melozzo di Giuliano degli Ambrosi, detto Melozzo da Forlì, figura importante del Rinascimento italiano.
Da segnalare anche la quattrocentesca Rocca Ravaldino o rocca di Caterina Sforza, cittadella fortificata sede del carcere dall’Ottocento.
Chi ama l’arte può fare una visita ai Musei San Domenico, ospitati nel complesso di San Domenico, costituito da una chiesa e un chiostro del Trecento, dove sono esposte opere del Beato Angelico, Canova ed alcuni artisti romagnoli del Quattro-Cinquecento. Il museo allestisce spesso mostre importanti come quella sul Liberty appena terminata ed una del 2010 dedicata a Melozzo.
Nei dintorni di Forlì ci sono Castrocaro Terme a circa 10 km, Predappio a 23 km, dove si trova la casa natale di Mussolini in località Dovia. Qui il Duce fece costruire negli anni ’20 un paese completamente rinnovato secondo i principi dell’archiettura fascista. A causa di una frana avvenuta nei primi anni ’20, l’antico abitato di Predappio in collina non era più un luogo sicuro e quindi Mussolini colse l’occasione per fondare un nuovo centro più moderno, dotato di case e scuole in condizioni migliori dal punto di vista strutturale ed igienico sanitario, e per potersi autocelebrare. Il Duce chiamò a Predappio i migliori architetti dell’epoca, con risultati interessanti. Oggi partendo dalla centralissima piazza Garibaldi (dove si trova l’ufficio informazioni aperto in primavera-estate) è possibile percorrere un itinerario per le vie cittadine denominato Museo Urbano di Predappio che consente al turista di vedere le piazze ed principali edifici costruiti durante il Ventennio.

La casa del Fascio, esempio di architettura del Ventennio

La casa del Fascio, esempio di architettura del Ventennio

Nei dintorni del paese si può godere della bellezza della campagna circostante, mentre a Predappio Alta c’è una rocca del 900 d.c giunta fino a noi in ottimo stato di conservazione. Il 5-6-7 settembre 2014 sono in programma a Predappio i “Tre giorni del Sangiovese”, manifestazione con incontri, eventi e degustazioni dedicate al vino romagnolo.

800px-La_Rocca_di_Predappio_AltaLa Rocca di Predappio

A Forlinpopoli (10 km circa da Forlì), si può visitare invece la casa natale dello scrittore Pellegrino Artusi, autore nel 1891 del libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, un ricettario ed un manuale di cucina italiana, diventato prima un best seller e poi una pietra miliare della gastronomia del nostro paese. L’opera contiene infatti preziose informazioni sulla cucina casalinga tradizionale, ottenute sia attraverso la paziente opera di ricerca compiuta da Artusi durante i suoi frequenti viaggi sia attraverso la sperimentazione diretta dei piatti fatti cucinare ai cuochi Francesco Ruffili e Marietta Sabatini che lavoravano a casa sua. Per informazioni www.casartusi.it
Bertinoro a 15 km da Forlì è conosciuto per i suoi vini e per le sue acque: dalle terme di Fratta, una delle frazioni, sgorgano 11 sorgenti da cui sgorgano 7 acque minerali diverse.
Per quanto riguarda il vino, invece una leggenda vuole che l’imperatrice romana Galla Placidia, rimasta deliziata dal vino Albana prodotto da queste parti abbia detto : “Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di berti in oro!”. Da queste parole deriverebbe il nome di Bertinoro, ma i pareri sono discordi sull’etimologia del nome di questo paese di 10mila abitanti adagiato in posizione panoramica sulle colline romagnole.

La colonna dell'Ospitalità al centro di Bertinoro

La colonna dell’Ospitalità al centro di Bertinoro

C’è anche un’altra leggenda collegata a Bertinoro e riguarda il monumento più importante del paese, la “Colonna delle anella”. Si tratta di una colonna bianca con 12 anelli costruita a fine Quattrocento, dove i forestieri legavano i loro cavalli. In base all’anello scelto, il viandante veniva ospitato da una delle famiglie più ricche del paese. Secondo la tradizione questa fu la soluzione per mettere fine alle liti tra i cittadini più in vista che si contendevano gli ospiti. Per questo Bertinoro è considerata la “città dell’ospitalità” e ogni anno la prima domenica di settembre si celebra la festa dell’ospitalità.
La rocca di Bertinoro è un esempio di cittadella medioevale perfettamente conservata. Al suo interno su impulso del senatore della DC Leonardo Melandri è stato istituito il Museo Interreligioso che mostra attraverso un percorso espositivo curato da studiosi dell’Islam, Ebraismo e Cristianesimo sia gli elementi che accomunano le tre religioni monoteistiche, sia le specifiità di ciascuna Fede. Per Informazioni www.museointerreligioso.it.
Un altro museo interessante è Musicalia, il museo della Musica Meccanica di Villa Silvia Carducci a Cesena. L’esposizione è collocata all’interno di una villa settecentesca: si tratta di 7 sale che ripercorrono i momenti più importanti della storia della musica meccanica, dal tamburo meccanico di Leonardo Da Vinci, agli organetti, al declino della musica di strada determinato dalla comparsa del grammofono e delle tecniche di registrazione sonora. Aperto il sabato e domenica dalle 16 alle 19 nei mesi estivi e dalle 15 alle 18 d’inverno. Per informazioni: http://www.museomusicalia.it/it
Proseguendo verso sud in direzione Rimini, si incontra la strada Marecchiese,che porta nel cuore della valle del fiume Marecchia che si estende nell’entroterra riminese e sanmarinese.
Dopo aver incontrato Sant’Arcangelo di Romagna, capitale della poesia in dialetto romagnolo, con il suo castello malatestiano, il museo del bottone (unico in Italia), il museo degli usi e costumi della gente di Romagna e le oltre 200 grotte scavate nel tufo del Monte Giove, si arriva a Verucchio.

La Rocca di Verucchio

La Rocca di Verucchio

Il centro di circa 10mila abitanti nel cuore della Valmarecchia presenta testimonianze di antichi insediamenti della Civiltà villanoviana con tombe risalenti all’800 ac
Qui si trova la rocca malatestiana che domina tutta la vallata fino al mare. Le navi risalivano per 15 km il corso del fiume da Rimini a Verucchio in cerca di approdi più sicuri. Da questa posizione strategica i Malatesta dominarono la costa riminese e pesarese nel basso medievo. Verucchio consentiva infatti ai signori di controllare un vasto territorio confinante a nord con Rimini, ad est e a sud con la Repubblica di San Marino, sempre a sud con San Leo ed il Montefeltro.
Verucchio si trova all’interno del Parco Marecchia che si estende lungo il percorso del fiume. Il territorio offre numerose opportunità per passeggiate ed escursioni in mountain bike. Esiste un itinerario ciclabile attraverso la Valle da Rimini a Novafeltria, con possibilità di proseguire fino a Sansepolcro (Ar).
Per informazioni:ciclabile Valmarecchia:http://www.bicitalia.org/cms/it/percorsi/124-pista-ciclabile-val-marecchia.


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