Bregovic: turisti, riscoprite la ex Jugoslavia

 

Bregovic ci guida per mano alla scoperta del suo paese, un luogo del cuore, al di là dei confini geografici

Bregovic ci guida per mano alla scoperta del suo paese, un luogo del cuore, al di là dei confini geografici

Croazia, Bosnia e Serbia sono bellissime. I paesaggi della ex Jugoslavia presentano una grande varietà di ambienti e tradizioni. C’è  il mare, ci sono le tracce lasciate dai turchi ed i monasteri ortodossi. Quando il mio paese è scomparso, ho scoperto che l’attaccamento alla mia terra ed un senso di appartenenza ad un territorio emozionale che non c’entra niente con il territorio politico o geografico.

Goran Bregovic, musicista nato a Sarajevo da madre serba e padre croato, autore di splendide colonne sonore di film (Il tempo dei gitani, Arizona Dream, Underground, Gatto nero, gatto Bianco, tutti per la regia di Emil Kusturiza, La Regina Margot di Patrice Chereau e Train de vie di Radu Mihaileanu), si racconta a Fuori Stagione, durante l’ultima tappa italiana del tour Mondiale con la sua orchestra di dieci elementi, La Wedding e Funeral Band, che lo ha accompagnato anche nell’opera Karmen di Bregovic con lieto fine;. A differenza della Carmen di Bizet, stavolta la vicenda della sigaraia gitana non sfocia in tragedia. Nel corso della sua esibizione ha eseguito brani del suo vasto repertorio e ne ha anticipati alcuni del nuovo cd, Alcohol, in uscita a novembre. Bregovic invita i lettori di Fuoristagione.net a riscoprire l’altra sponda dell’Adriatico a circa dieci anni dalla fine della guerra nell’ex Jugoslavia ;La Croazia è bellissima, come anche la Bosnia con le tante tracce lasciate dai Turchi o la Serbia con gli antichi monasteri ortodossi. L’ex Jugoslavia è un bel paese, ma è attraversato da un’antica frontiera tragica, l’unica frontiera diretta nei cinque secoli della dominazione musulmana tra cattolici, musulmani e ortodossi. Bregovic ha suonato nella suggestiva cornice della piazza del Duomo di Termoli Cb) nell’ambito della Festa delle nuvole 2008.

L’intervista

Come nasce la wedding and funeral band, l’orchestra per matrimoni e funerali?
“Nasce in un periodo in cui ero stanco di suonare, stanco del rock and roll. Prima della guerra, non volevo suonare più;. Avevo suonato troppo nella vita; ho cominciato a 17 anni. Durante la guerra mi stavo quasi ritirando”Durante la guerra ho visto due dei miei quartetti suonare. Erano solo quattro persone sedute, solo una musica. Per la prima volta ho visto che la musica si può fare in modo semplice senza rock and roll e senza show business”

E dopo cosa ha fatto?
“Ho deciso di tornare a suonare. I miei primi concerti sono stati in Grecia e Scandinavia: suonavo con l’Orchestra filarmonica di 200 persone, con un grande coro.Dopo la prima tournée ho eliminato metà orchestra, ho tenuto solo 15 cantanti e ho lasciato a casa coriste, percussioni, i legni (ad es. i clarinetti) ,alla fine ho tolto pure gli ottoni. E ho messo la banda gitana. All’inizio era una famiglia, di solito le bande di ottoni sono famiglie. Ma è complicato lavorarci insieme: bisogna contrattare con tutti i loro membri. Così, alla fine ho preso, i musicisti che mi piacciono. E che suonano ai matrimoni e funerali, da noi è così. Ho chiamato questa formazione La banda dei matrimoni e funerali. Il nome mi piaceva e l’ho tenuto anche in seguito”

A proposito di Gitani, Lei ha scritto anche un’opera dedicata agli zingari: Carmen di Bregovic con lieto fine. “Ho suonato tanto la Carmen in Italia, una settimana al piccolo di Milano e concerti a Roma a Santa Cecilia”
Il pubblico come ha accolto questo suo lavoro? In questo momento gli zingari non sono molto amati in Italia. Ci sono stati anche gravi episodi di discriminazione nei loro confronti condannati dall’UE
“L’opera, anche se racconti una storia difficile come la mia, è una realtà stilizzata. E’ più facile da digerire della realtà;. Quando ti racconto questa storia, la percepisci come una finzione come una cosa non vera, anche se, in realtà è più o meno vera”
Qual è la sua opinione riguardo al problema dell’integrazione di Rom e Sinti in Italia e in altri paesi?
“Io penso sempre che sarebbe una cosa buona anche per i gitani confrontarsi con la società  che hanno di fronte, anche quando ci sono situazioni problematiche. Non vanno bene certe reazioni isteriche tipo: difendiamo la vita dei gitani che sono fuori dalla società, con i bambini che non vanno a scuola. I gitani non votano e non hanno nessuno che li rappresenti nella vita democratica.”

In Abruzzo e Molise ci sono esempi positivi di integrazione tra zingari e il resto della popolazione. Qui a Termoli ad esempio molti ricordano proprio in occasione di matrimoni e funerali momenti di grande commozione collettiva.
“Questo significa che si può fare qualcosa di buono! Anche nei paesi come il Regno Unito, la Francia, nei paesi più  avanzati in questo processo, hanno capito che ci vuole l’integrazione. Lo ripeto, è un peccato che in bambini gitani non vadano a scuola. Restano ai margini della società che già tende comunque ad escluderli. Ad esempio, quella dei gitani è una criminalità primitiva, che gli italiani facevano 100 anni fa. Non è un grande privilegio gitano commettere questi crimini, è solo l’unico tipo di reati che ti lasciano fare.”

Cosa significa per Lei appartenere a una cultura, a una terra?
“Io ho scoperto queste cose dopo la guerra. A voi non capiterà mai che all”improvviso il vostro paese non ci sia più;. Noi tutti, di solito, abbiamo un’idea precisa del nostro paese, rappresentata dallo stato e dalla sua organizzazione. Invece poi scopri che in realtà si tratta sempre di un territorio emozionale che non c’entra niente con il territorio politico o geografico.”

A Sarajevo, negli anni ’80 c’era un campeggio vicino al mercato, sede di tanti massacri durante la guerra nella ex Jugoslavia. Oggi, dopo tutto quello che è successo, si può; tornare come turisti da quelle parti? O non è più  possibile?
“Si, certo che si può tornarci oggi da turisti . Ci sono anche posti belli da vedere nella ex Jugoslavia: la Croazia è  bellissima, come anche la Bosnia, con le tante tracce dei turchi, o la Serbia con gli antichi monasteri ortodossi. L’ex Jugoslavia è un bel paese, ma è sempre questa antica frontiera tragica perché nei cinque secoli della dominazione musulmana era l’unica frontiera diretta tra cattolici, musulmani ; e per metà ebrei e ortodossi. Per questo noi abbiamo una guerra che si ripete sempre nello stesso modo. L’ultima guerra non rappresenta niente di nuovo”
Matteo Ganino

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